Quanto è difficile ammettere i propri limiti.
Ammettere che ciò che vorremmo non è predisposto per essere nostro.
A cominciare dalle cose più banali in assoluto, fino ad arrivare a ciò che è più contorto e complicato, come la felicità per esempio.
Ecco, io darei di tutto per godere un po' di questa fantastica emozione che, per quanto mi è stato detto, è qualcosa di indescrivibilmente eccezionale.
E' quella cosa che dovrebbe far sentire qualcuno, in un certo senso, completo.
Vorrei, vorrei, vorrei... vorrei provarla, assaporarla, gustarla fino in fondo, far sì che non ne venga sprecata nemmeno un po'. E penso anche che ci riuscirei bene.
Niente da togliere agli altri ovviamente, perchè penso che tutti (o quasi!) si meritino un po' di felicità, ma io credo che saprei apprezzarla meglio di qualcun altro.
Lo so che c'è tempo per la felicità, e che questa potrebbe arrivare anche tra 15 anni o più, ma ora, io, vorrei vivere la felicità di una 14enne. Spensierata, allegra, innamorata.
Non c'è un età per essere felice credo.
Voglio dire, un bambino di 6 anni merita di essere felice come una donna di 54 anni. In modo diverso certo, ma con la stessa intensità.
Come non c'è età per essere felici, non c'è età per essere tristi.
E' assurdo dire che quando si è piccoli non si può essere tristi, perchè non si conoscono i veri problemi, perchè i problemi sono in proporzione all'età.
Tutte le età hanno i propri casini. E lo sappiamo bene.
Se io potessi ricordare un anno felice della mia vita direi la seconda media, 12 anni.
Un periodo bellissimo. C'era quella gioia nell'aria. Quella voglia di vivere, di divertirsi.
Quell'anno, per la prima volta da sampre, mi vedevo carina.
Avevo iniziato a truccarmi un po', avevo sfoltito le sopracciglia, e avevo iniziato a vestirmi meglio.
Non avevo più il corpo di una bambina, ma avevo sviluppato delle forme.
Partii per la Sicilia nell'estate 2012 come una persona, e tornai come un'altra.
Lì conobbi dei ragazzi, che mi fecero acquistare fiducia in me. Lontano dalla mia città ero riuscita a dimenticare tutti coloro che mi avevano sempre fatta sentire una nulllità, e riuscii a inquadrare me stessa. Cosa che se non fosse successa, ora probabilmente sarei ancora come prima.
In ogni caso, tornai da quella vacanza con una forza assurda.
Una fiducia in me, che piano piano ho perso per la strada, purtroppo.
Comunque fu quell'anno che mise in me una grande voglia di vivere ed essere felice.
Non ero mai piaciuta ad un ragazzo prima, ne nessuno mi aveva mai notata. Nessuno mi aveva neanche mai considerata. A differenza delle altre ragazze della mia età, ero la brutta, l'amica cessa.
Quando però gli altri iniziarono a guardarmi sotto una luce diversa mi fu tutto chiaro.
Quell'anno sarebbe stato il mio anno. E così fu. E grazie, grazie universo perchè lo ricorderò sempre nel mio cuore.
- La Ragazza Bionda
La ragazza bionda
domenica 8 novembre 2015
venerdì 30 ottobre 2015
La fame
E' mai possibile che sia così difficile poter realizzare ciò che si vuole?
Io non lo so.
Non nego che nella mia breve vita da adolescente di cose belle ne ho avute un po', sempre in un numero molto contenuto, ovviamente!
Apparte il sarcasmo, sì certo, le cose belle mi sono capitate, ma sono subito finite.
Avete presente quando avete una gran fame e vi mangiate un piatto di pasta, ma non siete ancora del tutto sazi?
Ne vorreste dell'altro, per riempire il vuoto che c'è nel vostro stomaco, ma la pasta è finita.
Così rimanete con quel senso di insoddisfazione che vi perseguita, e vi domandate: "Perchè non ce n'è dell'altro? Perchè è tutto finito?"
Ecco. E' esattamente così che sono finite tutte le mie cose belle.
Proprio così. Nel bel mezzo della fame, della voglia di gustarmi quel poco di buono che c'è.
Finito. Tutto finito.
Ritornando alla domanda allora potremmo rispondere:
Il punto non è il realizzare una cosa, il punto sta nel saperla conservare.
Ed è giusto, ci può stare.
Ma allora, perchè è così difficile saper conservare qualcosa?
Perchè magari ci sono alcuni di noi che non sono capaci.
Perchè anche se ti impegni e ce la metti tutta dovresti comunque prepararti a perderla.
Perchè prima o poi comunque la perderai.
Perchè non ti basterà mai quel piatto di pasta se tu sei veramente affamanto.
E allora si torna comunque da capo.
Ed è sempre così. E' tutto un vorticoso intreccio di domande e di risposte che ci diamo da soli. Non sapremo mai se siamo noi quelli "non adatti" o se sono le persone che ci circondano a non essere "adatte" a noi.
Ci sono volte un cui vorremmo davvero che qualcosa che nella nostra mente vediamo chiara, un nostro piccolo grande progetto, si realizzasse. Desideriamo nel profondo che questo sia nostro, e che finalmente una mattina molto vicina potessimo svegliarci con la consapevolezza che il frutto di tanto pensiero, di tanta ansia e di tanto lavoro ci appartiene. Sarebbero questi i piccoli traguardi della vita, i desideri chiusi nel cassetto.
Purtroppo per un motivo o per un altro quel cassetto resterà sempre chiuso, finchè non ce ne dimenticheremo.
Perchè è questo quello che fanno le persone come noi, archiviano.
Archiviano bei ricordi, bei pensieri, buone idee, ottime opportunità.
Perchè non si sa se per paura nostra, o per coincidenze fatali, o per entrambe le cose, tutto ciò viene dimenticato, sovrastato da cattivi pensieri, pessime scelte. Dimentichiamo tutto quello che per una volta sarebbe potuto essere davvero buono per la nostra vita, e andiamo avanti.
- La ragazza bionda
Io non lo so.
Non nego che nella mia breve vita da adolescente di cose belle ne ho avute un po', sempre in un numero molto contenuto, ovviamente!
Apparte il sarcasmo, sì certo, le cose belle mi sono capitate, ma sono subito finite.
Avete presente quando avete una gran fame e vi mangiate un piatto di pasta, ma non siete ancora del tutto sazi?
Ne vorreste dell'altro, per riempire il vuoto che c'è nel vostro stomaco, ma la pasta è finita.
Così rimanete con quel senso di insoddisfazione che vi perseguita, e vi domandate: "Perchè non ce n'è dell'altro? Perchè è tutto finito?"
Ecco. E' esattamente così che sono finite tutte le mie cose belle.
Proprio così. Nel bel mezzo della fame, della voglia di gustarmi quel poco di buono che c'è.
Finito. Tutto finito.
Ritornando alla domanda allora potremmo rispondere:
Il punto non è il realizzare una cosa, il punto sta nel saperla conservare.
Ed è giusto, ci può stare.
Ma allora, perchè è così difficile saper conservare qualcosa?
Perchè magari ci sono alcuni di noi che non sono capaci.
Perchè anche se ti impegni e ce la metti tutta dovresti comunque prepararti a perderla.
Perchè prima o poi comunque la perderai.
Perchè non ti basterà mai quel piatto di pasta se tu sei veramente affamanto.
E allora si torna comunque da capo.
Ed è sempre così. E' tutto un vorticoso intreccio di domande e di risposte che ci diamo da soli. Non sapremo mai se siamo noi quelli "non adatti" o se sono le persone che ci circondano a non essere "adatte" a noi.
Ci sono volte un cui vorremmo davvero che qualcosa che nella nostra mente vediamo chiara, un nostro piccolo grande progetto, si realizzasse. Desideriamo nel profondo che questo sia nostro, e che finalmente una mattina molto vicina potessimo svegliarci con la consapevolezza che il frutto di tanto pensiero, di tanta ansia e di tanto lavoro ci appartiene. Sarebbero questi i piccoli traguardi della vita, i desideri chiusi nel cassetto.
Purtroppo per un motivo o per un altro quel cassetto resterà sempre chiuso, finchè non ce ne dimenticheremo.
Perchè è questo quello che fanno le persone come noi, archiviano.
Archiviano bei ricordi, bei pensieri, buone idee, ottime opportunità.
Perchè non si sa se per paura nostra, o per coincidenze fatali, o per entrambe le cose, tutto ciò viene dimenticato, sovrastato da cattivi pensieri, pessime scelte. Dimentichiamo tutto quello che per una volta sarebbe potuto essere davvero buono per la nostra vita, e andiamo avanti.
- La ragazza bionda
martedì 27 ottobre 2015
Amare e Odiare
Non so esattamente cos'è che è più terrificante tra l'amare se stessi e l'odiare se stessi. Credo che in entrambi i casi ci sia un problema di fondo. Amare se stessi, può essere spaventoso,come irreale per quelli come me. Amare la propria persona ci porta a pensare solo che quest'ultima abbia un ego sconfinato e una malata forma di narcisismo, che si aggrappa non solo alla bellezza ma anche alla saldezza del proprio carattere. Però sì, chi si ama è fiero del proprio carattere, in un certo senso è difficile buttare a terra un palazzo con delle basi solide. Ed è questa forse la sottile, ma di rilevante importanza, differenza tra l'amare e l'odiare chi si è.
Chi si odia è ogni giorno bloccato nel fare qualsiasi cosa.
Dal portare a termine un compito, all'instaurare una semplice conversazione con qualcuno.
Anche queste semplici cose, che ognuno fa tranquillamente ogni giorno, possono essere un peso.
A volte è difficile anche solo svegliarsi la mattina per affrontare la giornata: alzare la testa dal cuscino richiede una forza considerevole, per chi come me la voglia di alzarsi proprio non ce l'ha.
Attenzione però.
Non è la forza fisica che manca, ma proprio una forza interna, quella spinta, quella voglia di vivere che quando viene a mancare rende tutto estremamente più difficile.
A questo punto non ti interessa procurarti del dolore fisico, se sai che sei tu l'unico sbaglio che c'è.
Dopo un po' infatti arrivi alla conclusione che non sono gli altri che ti annientano, che non c'entra il Karma e che l'unico vero punto interrogativo che ti viene da porti sull'esistenza, è sulla tua.
E' così difficile accettarsi per come si è, soprattutto se non è così che vorresti essere.
Pensandoci, ogni piccolo dettaglio del mio carattere è ciò che forse ha reso comlicate anche le cose più banali.
Io so di non avere la capacità di ottenere ciò che voglio. Non l'ho mai fatto, e penso che mai lo farò.
Ci sono così tante cose che vorrei.
Le persone con cui parlo dicono che avrei le carte in regola per ottenerle, che se mi impegnassi riuscirei nei miei intenti, e invece no. Non lo so che cos'è che mi frena. Se la mia incontenibile paura nell'affrontare le cose, se il mio timore di non essere all'altezza, se lo scarso impegno effettivo che metto in tutto quello che faccio. L'unica cosa di me che si impegna è l'immaginazione. Quella devo dire che non manca mai.
In qualunque posto io mi trovi non riesco a smettere di pensare a ciò che vorrei accadesse nella realtà.
Questa è una cosa positiva, ma non è proprio così.
In effetti più immagino le cose, più quelle non accadono. Non so se è una specie di maledizione questa ma va sempre a finire così. Mi chiedo quindi: Cos'è che nella mia vita andrà mai bene? Quand'è che, se mi succederà qualcosa di bello, non ci sarà anche una terribile conseguenza?
Quand'è che la mia vità prenderà una piega positiva, quasi del tutto definitiva?
Ma soprattutto, quand'è che potrò provare cosa significa amare se stessi?
Queste rimarranno le domande alle quali solo il tempo potrà dare una risposta sicura.
- La ragazza bionda
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